Di seguito alcune considerazioni sull’Antroposofia scritte da Rudolf Steiner e raccolte nel suo ultimo volume “Massime Antroposofiche”

L’antroposofia è una via della conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell’uomo allo spirituale che è nell’universo. Sorge nell’uomo come un bisogno del cuore e del sentimento. Deve trovare la sua giustificazione nel fatto che essa è in grado di offrire a questo bisogno un soddisfacimen-to. Può riconoscere l’antroposofia solo chi trova in essa quel che deve cercare per una sua esigenza interiore. Possono perciò essere antroposofi soltanto quegli uomini che sen-tono certi problemi sull’essere dell’uomo e del mondo come una necessità vitale, come si sente fame e sete.


L’antroposofia è mediatrice di conoscenze ottenute per via spirituale. Ma lo è solo perché la vita quotidiana e la scienza fondata sulla percezione dei sensi e sull’attività dell’intelletto conducono ad un limite del sentiero della vita, raggiunto il quale l’esistenza animica umana dovrebbe perire, se non fosse in grado di varcare il limite. La vita quotidiana e la scienza non conducono al limite in modo che sia necessario arrestarvisi, ma a quel limite della percezione dei sensi, attraverso l’anima umana stessa si apre la vista sul mondo spirituale.


Vi sono uomini i quali credono che, coi limiti della percezione dei sensi siano posti anche i limiti di ogni altra cognizione. Se ponessero attenzione a come essi diventino coscienti di quei limiti, scoprirebbero in questa coscienza la facoltà per varcare i limiti. Il pesce nuota al limite dell’acqua deve ritrarsene, perché gli mancano gli organi fisici per vivere fuori dell’acqua. L’uomo arriva al limite della percezione dei sensi; può riconoscere che, lungo la via fin lì, ha acquistato le forze dell’anima per vivere animicamente nell’elemento che non è abbracciato dalla percezione dei sensi.